tradimenti
Come cenerentola...
Marciotto
10.04.2026 |
1.875 |
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"Con la coda dell'occhio vedevo Mauro: ci girava intorno per riprendere ogni dettaglio dell’amplesso, masturbandosi di tanto in tanto..."
Questo è il seguito del racconto " un sogno realizzato"Per decenni, la mia vita è stata un binario dritto e rassicurante: il matrimonio, la realizzazione nel lavoro, una stabilità serena e priva di scossoni. Poi, un problema di salute fortunatamente superato ha agito come un catalizzatore, aprendo una crepa nel mio quotidiano. Da quella ferita è emersa un’urgenza nuova, viscerale: **non volevo più lasciare nulla di intentato.**
Il mio viaggio alla scoperta di territori inesplorati è iniziato quasi per gioco online, portando alla luce desideri latenti che hanno trovato il loro culmine in una luminosa giornata di settembre a Mondello. Lì, tra il profumo del mare e l'audacia di un incontro a tre, ho posseduto la splendida Francesca sotto gli occhi complici e bramosi di suo marito Mauro. Quel bacio finale che si sono scambiati, intriso del mio seme e condiviso tra loro con passione, non è stato solo un atto sessuale: è stata la mia iniziazione. Ho scoperto la bellezza di essere un **prezioso strumento del piacere altrui.**
Dopo quell'intensità, era seguito un lungo silenzio. Per settimane, il loro vuoto digitale su Telegram mi aveva fatto temere che quella "nuova vita" fosse stata solo un miraggio di fine estate. Ma il desiderio, una volta acceso, non si spegne facilmente. Il segnale di ripresa è arrivato un pomeriggio qualunque con un messaggio di Mauro: la proposta mi ha tolto il fiato, una **mini gang bang per Francesca** fissata per il venerdì sera.
L'ostacolo, però, era la mia realtà quotidiana: come potevo giustificare un'assenza serale e svincolarmi dai miei impegni familiari? Ho deciso di chiedere aiuto ad **Antonio**, un mio ex compagno di scuola e amico fidato. È stato lui a fornirmi il "lasciapassare" perfetto: un invito ufficiale per la partita del Palermo allo stadio. Una scusa classica, virile e assolutamente insospettabile, che mi ha permesso di agire nell'ombra senza sollevare alcun dubbio. Confidandogli la vera meta della serata, ho scoperto in lui un alleato inaspettato: da veterano dei privé, mi ha sorriso dandomi consigli tattici fondamentali. In una gang, l'energia va gestita con maestria e il ritmo è tutto.
Con l'indirizzo della location salvato sul telefono e l'adrenalina che mi pulsava nelle vene, misi in moto l'auto. Sapevo che non sarebbe stato più un incontro intimo a tre; questa volta ci sarebbero stati altri uomini, altre energie, con un unico centro di gravità: il corpo di Francesca.
Arrivai a una villetta riservata, immersa nel silenzio di Mondello. Bussai e mi aprì Mauro. Lo salutai con un misto di emozione e complicità, porgendogli le due bottiglie di Berlucchi che avevo portato. Mi ringraziò con un sorriso d’intesa e mi fece accomodare nel salotto. Lì erano già presenti altri due uomini, Vincenzo e Lucio. Ci presentammo; da parte mia c'era un imbarazzo palpabile, così decisi di osservare e seguire i loro movimenti. Mauro, da perfetto padrone di casa, cercò di metterci a nostro agio: ci offrì dei flute di spumante, fece partire un sottofondo musicale avvolgente e ci diede le istruzioni per la serata: niente violenze gratuite, massima decisione e rispetto totale per le direttive di Francesca.
Abbassò le luci. L'atmosfera si fece calda, quasi densa.
Fu a quel punto che Francesca apparve in cima alle scale. Era una visione: scarpe a spillo che slanciavano le gambe velate da calze a rete, lingerie di pizzo nero e un reggiseno che faticava a contenere il suo maestoso seno. Indossava una vestaglia lunga di seta che fluttuava a ogni passo; i capelli erano tirati indietro in una coda di cavallo e il trucco leggero esaltava i suoi lineamenti felini. L’aria nel salotto divenne improvvisamente carica di un’elettricità che potevo sentire sulla pelle. Il tintinnio dei nostri flute sembrò il segnale d'inizio. Francesca non camminava, dominava lo spazio. Ogni gradino sceso era un colpo al mio autocontrollo. Quando ci raggiunse, il suo profumo — un misto di essenza dolce e calore naturale — investì i miei sensi.
Mauro le si avvicinò per primo, sussurrandole qualcosa all'orecchio. Lei sorrise a tutti noi: un invito silenzioso a rompere gli indugi. Vincenzo e Lucio rimasero immobili per un istante, soggiogati. Io, nonostante i consigli di Antonio, sentii il cuore accelerare violentemente. Francesca si posizionò al centro del cerchio che avevamo formato. Con una lentezza studiata, sciolse il nastro della vestaglia. Il capo scivolò a terra come un'ombra, rivelando la complessa architettura di pizzo e pelle ambrata.
"Benvenuti," disse con una voce che era un graffio di velluto. "Spero che siate pronti a darmi tutto ciò di cui ho bisogno stasera."
L'imbarazzo si sciolse. Lei si avvicunò a me per primo, riconoscendo l'alleato della scorsa estate. Mi sfiorò il viso con le dita fresche, accendendo un incendio interiore. Capii allora che non eravamo lì per noi stessi, ma per diventare gli ingranaggi di una macchina del piacere perfetta. Seguendo l'esempio di Vincenzo, che aveva iniziato a baciare con devozione le sue spalle, mi abbassai per rendere omaggio alle sue gambe, sentendo sotto le dita la trama ruvida della calza. Lucio liberò i suoi capelli dalla coda, lasciandoli cadere come una cascata scura.
Mauro si posizionò su una poltrona, pronto a godersi lo spettacolo con la telecamera accesa per immortalare ogni istante. Eravamo in tre, pronti a divorare la nostra preda o, forse, eravamo noi gli schiavi di una dea ammaliatrice. Seguendo il ritmo ipnotico della musica la spogliammo completamente, per poi fare lo stesso con noi stessi. Francesca si inginocchiò e noi, disposti in semicerchio, le porsimo i nostri membri turgidi. La sua bocca si rivelò vorace: a turno ricevemmo un servizio dolcissimo e tecnico; riusciva a leccarne due contemporaneamente mentre masturbava il terzo con una maestria sopraffina.
Poco dopo mi sdraiai a terra e lei mi cavalcò immediatamente. Il mio cazzo la penetrò con estrema facilità; la sua figa lo accoglieva ed espelleva in un ritmo frenetico. Godeva visibilmente. Nel frattempo, Lucio si posizionò davanti alla sua bocca per continuare a farsi spompinare: a ogni spinta di lui, Francesca accoglieva il cazzo in fondo alla gola, mentre continuava a cavalcarmi. Vincenzo, per non essere da meno, dopo averle leccato l'ano in modo approfondito, la penetrò analmente.
Trovammo un ritmo costante, una macchina perfetta. Lei ululava dal piacere; i suoi gridolini e l’incitazione a non fermarci agivano su di noi come un propellente. Con la coda dell'occhio vedevo Mauro: ci girava intorno per riprendere ogni dettaglio dell’amplesso, masturbandosi di tanto in tanto. Poi Lucio decise di tentare una doppia penetrazione vaginale e, senza troppa difficoltà, vi riuscì: provai la strana, intensa sensazione di occupare la stessa figa percependo lo sfregamento di un altro cazzo.
In un attimo di tregua, Mauro ci invitò a spostarci nella stanza da letto, anch'essa illuminata a dovere. Mentre ci muovevamo verso il talamo, riuscii a rubare a Francesca un bacio furtivo che il marito non vide. Una volta a letto, mi posizionai davanti alla sua figa per un cunnilingus che le faceva inarcare il bacino, mentre Vincenzo e Lucio le riempivano la bocca. Ci scambiammo le posizioni più volte: a turno leccavamo, ci facevamo spompinare o le mordicchiavamo i capezzoli. Mauro continuava a riprendere, toccando di tanto in tanto i nostri membri.
Questa danza durò almeno venti minuti. Alla fine, a turno, sborrammo tutti nella bocca di Francesca; a ogni sborrata, Mauro correva a baciarla con enfasi e desiderio. Quando arrivò il mio turno, chiesi di poterle sborrare nel culo. Lei accettò e si mise a novanta. Il marito si piazzò con la camera per non perdere un millimetro della scena. La presi per i fianchi e iniziai a trapanarla con vigore; bastarono una decina di colpi e venimmo insieme. Le sborrai dentro profondamente. Non appena uscii, Mauro si avventò per leccare gli umori e lo sperma che colavano dal suo ano.
Francesca si lasciò cadere sul letto, esausta. Il marito le si sdraiò accanto, la baciò e la accarezzò con una tenerezza infinita. Si abbracciarono con quel grande amore che avevo già intravisto al bar. Dopo esserci rinfrescati, Mauro ci offrì un ultimo flute di spumante ma, come una Cenerentola moderna, dovetti scappare. Era tempo di tornare a casa e riprendere i panni del marito fedele.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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